La medina più grande del mondo in cui non entrano automobili: novemila vicoli, una università del IX secolo e concerie che lavorano come mille anni fa. Serve una guida locale, e serve più di un giorno.
Due giorni: uno per la medina di Fès el-Bali con una guida, uno per Volubilis, Meknès e Moulay Idriss, tutte a meno di un’ora di strada. Con un solo giorno si vede la medina e basta, il che non è poco ma lascia fuori il resto.
Fès è nata nell’anno 789 ed è la più antica delle quattro città imperiali. La medina è patrimonio UNESCO dal 1981 ed è la più grande area urbana al mondo chiusa al traffico: dentro si muovono solo persone, carretti e muli.
Diciamolo subito: nella medina di Fès ci si perde davvero, e non in modo pittoresco. I vicoli sono circa novemila, molti finiscono contro un muro e le mappe del telefono smettono di essere utili quasi subito. Una guida locale per mezza giornata non è un lusso, è quello che trasforma la visita.

Le vasche di pietra colorate sono l’immagine per cui Fès è conosciuta, e il procedimento è rimasto quello del Medioevo: calce e sterco di piccione per ammorbidire le pelli, poi pigmenti naturali. Si guardano dalle terrazze delle botteghe di pelletteria intorno, che ti fanno salire gratis sperando che tu scenda con una borsa.
L’odore è forte e non è un modo di dire. All’ingresso ti danno un rametto di menta: tienilo sotto il naso, funziona.

L’università di al-Qarawiyyin fu fondata nell’859 da Fatima al-Fihri ed è considerata la più antica istituzione universitaria ancora in attività al mondo. La moschea non è visitabile, ma dalle porte aperte si intravedono i cortili, e la biblioteca restaurata nel 2016 è parzialmente accessibile.
Le due madrase che si visitano davvero sono la Bou Inania, del Trecento, e la al-Attarine: stucchi, cedro intagliato e zellige a un livello che a Marrakech non si trova.

Come a Marrakech i souk sono divisi per lavorazione, ma qui il commercio è meno rivolto ai turisti: il souk degli ottonai suona, quello delle spezie profuma, quello dei tessitori lavora ancora al telaio a mano. La piazza Seffarine, con i calderai che battono il rame, è il posto dove Fès si sente più che vedersi.

La città nuova costruita dai Merinidi nel Duecento ospita il palazzo reale, di cui si vedono solo le sette porte dorate, e il quartiere ebraico con le case dai balconi in legno affacciati sulla strada, cosa che nella medina araba non esiste. È la parte più tranquilla e la meno visitata.

La porta blu è l’ingresso classico alla medina: blu da fuori, verde da dentro. Per capire quanto è grande la città conviene salire al tramonto alle tombe merinidi o al Borj Nord: da lassù la medina è una distesa continua di tetti, e al richiamo della preghiera si sentono tutti i minareti insieme.
Volubilis è il sito romano meglio conservato del Marocco, patrimonio UNESCO: mosaici ancora a terra dove furono posati, un arco di trionfo, e la campagna intorno che d’inverno è verde come la Toscana. Bastano due ore di visita.
Meknès è la città imperiale che quasi tutti saltano, e sbagliano: Bab Mansour è la porta più bella del paese e i granai reali di Moulay Ismail sono un’opera di ingegneria del Seicento che lascia senza parole. Moulay Idriss Zerhoun, aggrappata a due colline, è la città santa del Marocco e si visita in un’ora di passeggiata.
Verso sud comincia la strada del deserto: cedri di Azrou con le scimmie di Berberia, altopiani, valle dello Ziz e infine le dune di Merzouga.

I riad di Fès nascondono cortili come questo dietro porte anonime: dalla strada non si vede niente.
Costruiamo l’itinerario intorno alla città: medina con guida, città imperiali, deserto o nord.