Seicento metri di quota, un labirinto dipinto di indaco e le montagne del Rif intorno. Si visita in un giorno, ma quasi nessuno se ne va contento di averne avuto solo uno.
Chefchaouen sta nel nord del Marocco, sulle montagne del Rif, a due ore da Tangeri e quattro da Fès. La medina è piccola e si gira a piedi in mezza giornata: la ragione per restare una notte è la luce, che al mattino presto e all’ora del tramonto fa una cosa che a metà giornata non fa.
Fu fondata nel 1471 come fortezza contro le incursioni portoghesi, e accolse musulmani ed ebrei in fuga dalla Spagna. Il blu è arrivato molto dopo, e sul perché nessuno ha una risposta definitiva.
Non esiste una risposta accertata, e chi te ne dà una sola sta semplificando. Le ipotesi credibili sono tre.
La prima attribuisce il colore alla comunità ebraica arrivata negli anni Trenta, per la quale il blu richiama il cielo e il divino. La seconda è molto più pratica: il blu di calce tiene lontane le zanzare e rinfresca i muri d’estate. La terza è la meno romantica ed è probabilmente quella che ha esteso il colore a tutta la città: funziona, e da quando funziona porta visitatori.
Le tre cose possono essere vere insieme. Quello che è certo è che la calce va rifatta ogni anno, e chi la rifà sono gli abitanti, non il comune.

Il blu non è uno solo: cambia di vicolo in vicolo, perché ogni famiglia mescola la sua calce.

La piazza centrale, con i platani, i caffè sotto i portici e la Grande Moschea dal minareto ottagonale, forma rara in Marocco. È il punto in cui la città si siede: la sera ci sono più abitanti che visitatori.

La fortezza del Quattrocento sulla piazza, con un giardino andaluso all’interno, un piccolo museo etnografico e una torre da cui si vede tutta la medina dall’alto. Il biglietto costa poco e la torre da sola lo vale.

Costruita dagli spagnoli negli anni Venti e mai usata, sta sulla collina di fronte alla città. Trenta minuti di salita a piedi, ed è da lì che si scatta la fotografia che tutti riconoscono: la medina blu incastrata fra le due cime del Rif. Vacci per il tramonto.
La medina è in salita, tutta. Scarpe comode, e niente valigie a rotelle.
Ci si arriva solo su strada. Il modo più sensato è inserirla in un itinerario che parte da Tangeri o da Fès, invece di farne una deviazione andata e ritorno.
La inseriamo partendo da Tangeri, da Fès o da Casablanca, con una notte vera in città e non una sosta di due ore.