Due giorni bastano per la città, tre per non correre. Ecco cosa vale davvero il biglietto, cosa si può saltare e come organizzare le giornate senza attraversare la medina cinque volte.
Due giorni pieni bastano per vedere la medina e i monumenti principali. Con tre ci si aggiunge il Giardino Majorelle senza fretta e una serata a Jemaa el-Fna fatta come si deve. Dal quarto giorno in poi conviene uscire dalla città: l’Atlante è a un’ora, il deserto di Agafay a quaranta minuti, Essaouira e Ouzoud a due ore e mezza.
Marrakech ha 950 anni e due anime che non si mescolano: la medina dentro le mura di terra rossa, e Gueliz, la città nuova costruita dai francesi negli anni Venti. Dormire nella prima e cenare nella seconda è il modo più onesto di conoscerle entrambe.
La medina di Marrakech è patrimonio UNESCO dal 1985 ed è tutta percorribile a piedi. Le distanze sembrano lunghe solo perché ci si perde, e perdersi è parte del punto.

La piazza è patrimonio orale dell’umanità UNESCO dal 2001, e la ragione è il tramonto: verso le sei i banchi di cibo montano in mezz’ora, arrivano i musicisti gnaoua e i cantastorie, e la piazza cambia mestiere sotto gli occhi. Di giorno è molto meno interessante, con incantatori di serpenti e scimmie che chiedono soldi per una foto.
Il nostro consiglio: guardala dall’alto da una delle terrazze sul lato nord prima di scenderci dentro.

Il minareto almohade del XII secolo, 77 metri, è il punto di riferimento visivo di tutta la città: se ti perdi, cercalo. È il modello su cui furono costruite la Giralda di Siviglia e la torre Hassan di Rabat. La moschea non è visitabile dai non musulmani, ma i giardini intorno sono aperti e la sera si riempiono di famiglie.

La più grande scuola coranica del Marocco, riaperta nel 2022 dopo un restauro lungo. Il cortile con la vasca, lo zellige e il cedro intagliato sono il pezzo di artigianato più impressionante della città. Se dovessi entrare in un solo monumento, entra in questo.

Non sono un mercato ma una decina di mercati, divisi per mestiere: Semmarine per i tessuti, Rahba Kedima per spezie e erbe, il souk dei tintori con le matasse appese ad asciugare, quello dei fabbri che si sente prima di vederlo. Il prezzo iniziale è una proposta. Si tratta con calma, e se non convince si ringrazia e si esce.

Il Palazzo Bahia di fine Ottocento è il più scenografico e il più affollato: vacci all’apertura. Le tombe saadiane, murate per due secoli e ritrovate nel 1917, valgono la coda per la sala delle dodici colonne. Il Palazzo El Badi è un rudere enorme abitato dalle cicogne, ed è quello che resta in mente.
Il Giardino Majorelle è il posto più fotografato della città: lo creò il pittore Jacques Majorelle negli anni Venti e lo salvò dalla demolizione Yves Saint Laurent nel 1980. Il blu che porta il suo nome funziona meglio dal vivo di quanto lasci immaginare Instagram. I biglietti sono a fascia oraria e vanno presi online: presentarsi al cancello senza prenotazione significa quasi sempre tornare indietro. Accanto ci sono il Museo Berbero e il Museo Yves Saint Laurent.
Chi vuole lo stesso silenzio senza la fila lo trova al Jardin Secret, dentro la medina, e ai giardini della Menara, dove la vasca almohade del XII secolo riflette l’Atlante innevato nei mesi giusti.
Gueliz è l’altra Marrakech: viali larghi, gallerie d’arte, caffè dove si lavora al computer. Non ha monumenti e non serve visitarla, ma è dove si mangia meglio la sera e dove la città smette di recitare la parte.

La vasca della Menara: acqua portata dall’Atlante con un sistema di canali di ottocento anni fa.
L’errore più comune è attraversare la medina avanti e indietro tre volte al giorno. Raggruppando per zona si cammina la metà.
Marrakech è anche la base migliore del Marocco per le gite di un giorno: in un’ora si passa dai souk alle valli dell’Atlante.
Tutte le nostre escursioni sono private, con prelievo in hotel o riad.
Ti diciamo cosa ci sta dentro e cosa conviene lasciare fuori, senza riempirti il programma per far numero.